img_0496Meno impianti, più non oil, orari più flessibili, nuovi servizi. Secondo Giovanni Maffei, Senior Vice President Business Fuel di Eni Refining&Marketing, sarà questa la rete carburanti italiana del futuro. Una rete quindi più moderna e tecnologica che preveda anche prestazioni come il car sharing o la spedizione e ritiro di oggetti. Il tutto però con un gestore “anche di notte” e un adeguato quadro normativo.

di Elena Veronelli

Tra quindici anni come sarà la rete italiana?

Nel medio lungo periodo immaginiamo una rete italiana composta da un numero molto più limitato di stazioni, con ampi piazzali e spazi di parcheggio, posizionati in location funzionali alle esigenze dell’utenza e in grado di offrire anche servizi differenziati sulla base delle necessità del micro mercato di riferimento.

Eni già oggi dispone di un consistente numero di punti vendita con queste caratteristiche strutturali, sui quali viene venduto carburante sia in modalità “+servito”, sia in modalità “Iperself”, e dove è presente anche l’offerta Eni Café e Eni Wash.

In un futuro prossimo immaginiamo che in molti di questi punti vendita, in funzione del contesto in cui saranno inseriti, potremo trovare uno shop aperto 24 ore nel quale fare acquisti di beni alimentari di prima necessità, un gestore che ci supporti nel rifornimento anche la notte, una nuova gamma di prodotti oggi non presente sulle stazioni di servizio quali farmaci e parafarmaci, oltre a nuove tipologie di servizi che si stanno sempre più affermando quali car-sharing come il nostro servizio Enjoy e service-point per spedizione e ritiro di oggetti, servizio, come dicevamo, già disponibile presso i Service Point DHL presenti in 50 Eni station.

Tutto questo sarà possibile però se oltre all’impegno delle compagnie petrolifere in innovazione e investimenti ci sarà un progetto di evoluzione del quadro normativo che consenta, con tutte le opportune cautele, la vendita di prodotti come tabacchi, giornali, farmaci e parafarmaci anche nelle stazioni di servizio e se si chiuderanno almeno 8000 impianti che già oggi evidenziano limiti di compatibilità normativa e/o di sostenibilità economica.

Vedete possibilità di incrementare il business con il non oil? Quali sono i prodotti su cui puntare?

La carenza di flessibilità degli orari di apertura 24 ore su 24 e la stringente normativa italiana sulla gamma di prodotti vendibili presso le stazioni di servizio hanno limitato e limitano lo sviluppo del non oil, a differenza di quanto accade nel contesto europeo.

Nonostante questi vincoli, il continuo impegno di Eni nel business non oil mira da sempre a offrire al cliente una gamma diversificata di prodotti e servizi, sia alla persona che all’auto, quali bar, lavaggi e altri servizi innovativi distribuiti sull’intero territorio nazionale, che affiancano l’offerta carburanti.

Eni continuerà a investire, nei prossimi anni, nel business non oil ottimizzando le potenzialità delle attuali catene a format, continuando a migliorarne la qualità e il servizio: puntando per la catena “Eni Café”, che è la più grande catena di bar in Italia, sulla provenienza e sulla qualità dei prodotti italiani; per la catena “Eni Wash”, cioè la rete di lavaggi selfizzati, sulla velocità e sull’offerta del servizio self h 24; infine per l’ “Eni Shop 24” (rete di vending machine outdoor), sull’ampliamento della gamma dei prodotti di prima necessità disponibili h 24.

Inoltre, Eni continua a porre la massima attenzione nell’offrire servizi innovativi per il cliente finale tramite nuove alleanze, quale ad esempio il recente accordo con DHL, che rappresenta un tassello importante nella strategia di evoluzione e innovazione non oil delle stazioni di servizio verso aree di one-stop shopping.

Oggi infatti abbiamo attivato i primi 50 Service Point DHL presso le nostre Eni station per soddisfare le esigenze di coloro che desiderano spedire e ricevere documenti o acquisti, senza preoccupazioni di orari o giacenze.

Cambierà anche la tipologia di carburanti?

Noi riteniamo che nel prossimo decennio i carburanti tradizionali, benzina e gasolio, saranno ancora dominanti sul mercato ma in costante flessione per il progressivo incremento dei veicoli alimentati a carburanti alternativi, che contribuiranno alla riduzione dell’inquinamento atmosferico.

Stimiamo che nel 2030 i carburanti alternativi potranno arrivare complessivamente a una quota di mercato pari circa al 20%, quasi il triplo della quota attuale.

La loro diffusione è incentivata dall’azione della Commissione Europea che con la Direttiva denominata DAFI obbliga gli Stati membri a promulgare entro il 18 novembre 2016 un piano strategico per lo sviluppo del mercato dei carburanti alternativi definendo, tra l’altro, le linee guida per la realizzazione delle infrastrutture per il rifornimento di gas naturale, GPL, elettricità, idrogeno e biocarburanti.

Dei carburanti alternativi i più “pronti” sono sicuramente GPL e metano, che vantano in Italia una rete rispettivamente di circa 3000 e 1000 stazioni già eroganti. Noi stimiamo che il GNL nel trasporto merci potrà sostituire circa il 15% del consumo di diesel al 2030. E che nel medio, lungo periodo (dal 2020 in poi) l’elettricità per il rifornimento delle auto elettriche guadagnerà progressivamente quote importanti di mercato. Questo fenomeno porterà anche a una possibile variazione del comportamento degli automobilisti, in quanto oltre alle tradizionali stazioni di servizio, cresceranno luoghi alternativi dove fare rifornimento come abitazioni, soprattutto la notte, e luoghi di sosta prolungati: parcheggi pubblici, aziendali e di centri commerciali.

In conclusione è importante sottolineare che anche i carburanti tradizionali miglioreranno per ridurre le emissioni di sostanze inquinanti aumentando la quota di componente rinnovabile seguendo la strada già avviata da Eni con il nuovo Diesel +, che contiene il 15% di componente rinnovabile.

Ad agosto Faib, Fegica e Anisa denunciano che Eni ha deciso di aumentare il differenziale tra i prezzi con il servizio verso quelle in self service a 19 centesimi per litro, su tutta la sua rete autostradale. Cosa risponde?

Lo stacco fra le modalità self e servito applicato dalla nostra compagnia è in linea con lo stacco praticato dai competitor e coerente con quello che viene normalmente applicato sulla rete ordinaria. Mi preme sottolineare però che il problema che ci troviamo oggi ad affrontare in autostrada è di portata ben più ampia. Il segmento autostradale in Italia negli ultimi anni ha registrato infatti oggettive criticità, quali ad esempio calo dei consumi e costi fissi di gestione elevati, e lo sforzo di tutti gli attori coinvolti (concessionarie autostradali, compagnie e gestori) è quello di trovare nuovi equilibri che consentano di recuperare volumi e condizioni migliori di operatività.

Il Tar del Lazio ha dichiarati inammissibili il ricorso dell’Unione petrolifera e quello dei gestori contro i provvedimenti del governo sulla razionalizzazione della rete autostradale. Ci sono allo studio nuove mosse?

No, non sono previste nuove mosse. Eni, come associata di Unione Petrolifera, ha partecipato al ricorso che in realtà non era indirizzato contro la “razionalizzazione della rete autostradale” ma andava a cogliere aspetti specifici del decreto ministeriale. Eni, pur ritenendo fondate le ragioni del ricorso, ha ritenuto in accordo con UP di non ricorrere al Consiglio di Stato in considerazione dello stato avanzato delle gare e cercando di favorire la stabilizzazione del sistema.