Alessio Billia, presidente dell’Associazione Lavaggisti Italiani (ALI), illustra le idee che hanno portato alla nascita del gruppo. Tra gli obiettivi di breve periodo: formare gli operatori e battersi per un prezzo del lavaggio adeguato a remunerare l’attività e l’investimento. Per il futuro si punta alla concessione di un “marchio di qualità”.

logoALI“Etica del lavoro, legalità, qualità dei servizi, tutela dell’ambiente, rispetto delle norme di sicurezza. In un solo termine: professionalita’”. Questo chiede Ali (Associazione Lavaggisti Italiani) a coloro che si vogliono associare. L’obiettivo è giungere alla concessione del marchio di qualità, perché, dice Alessio Billia, presidente della neonata associazione, “solo una certificazione ad hoc degli impianti in regola può realmente tutelare e nobilitare la categoria”.
Nella chiacchierata, che si svolge nei locali della Confcommercio di Torino, intervengono per precisare, arricchire, ribadire anche Luca Piovanotto e Gianni Di Carlo, che completano il trio che ha posto le basi per la nascita dell’associazione.

Fino a maggio dello scorso anno nella ormai lunga storia del lavaggio italiano, Assolavit restava l’unico tentativo di creare un’organizzazione specifica per il lavaggisti. Durò un breve periodo, senza raggiungere un significativo numero di adesioni e particolari risultati. Ora nel giro di un anno la vostra è la seconda associazione che si propone ai professionisti del lavaggio. Cosa è successo?

Posso ovviamente offrire il punto di vista della mia associazione. Per anni si è parlato di associarsi, si sono fatti tentativi, ma non ci sono stati risultati  significativi e duraturi. Restava però questo vuoto di rappresentanza per una categoria  con evidenti contenuti professionali e capace di investire e creare un valido giro d’affari.
Dinanzi a questo stato di fatto, Luca Piovanotto, Gianni Di Carlo e io, abbiamo deciso di unire forze e volontà per dar vita a un organismo di rappresentanza. Ponendoci subito tre obiettivi: occuparci dei problemi dei lavaggisti, offrire servizi ai lavaggisti, essere capaci di creare massa critica per avere peso sul mercato.
Confcommercio ha dimostrato interesse per il nostro progetto e abbiamo iniziato a utilizzare le sue strutture per avere un punto di riferimento.

La Figisc rappresenta i gestori delle stazioni di servizio. Ci sono “benzinai”-proprietari dei lavaggi, benzinai che gestiscono lavaggi non di loro proprietà e lavaggisti indipendenti, voi a chi volete prioritariamente rivolgervi?

Intendiamo rappresentare una categoria mai realmente tutelata, operatori che rivendicano una loro autonomia operativa e gestionale. Vogliamo essere un approdo naturale per 7.000 professionisti,  forse 10.000 a mano a mano che i gestori delle stazioni di servizio si ridurranno di numero e chi di loro ha un lavaggio se ne occuperà a tempo pieno, divenendo un lavaggista professionista. I soggetti che vogliamo unire sono quelli che hanno fatto del lavaggio la loro professione, che sanno lavare la macchina, facendo un lavoro di qualità,  che dura.
Noi siamo imprenditori e vogliamo aiutare altri ad avere una cultura della professionalità. Vogliamo valorizzar la categoria, far apprezzare il lavoro professionale, in modo che il cliente sappia che presso gli impianti marchiati avrà un servizio di qualità, lo pagherà, ma sarà un lavaggio che segue un percorso di professionalità. Ora puntiamo a definire il progetto in ogni particolare, poi nel giro di cinque anni gli associati dovranno aver certe caratteristiche  di rispetto dell’ambiente, di gestione corretta, di assicurazione contro i danni…

Nella formazione su quali temi punterete?

Vogliamo elevare la figura del lavaggista e quindi vogliamo che conosca la professione e le norme che la regolano. Intendiamo parlare di prodotti e normative (tasse sui rifiuti, per esempio). Siamo consapevoli che ci siano disinformazione  e pressappochismo, il nostro compito è informare, dare suggerimenti, dalla coperture delle piste agli scarichi, dal marketing ai rapporti con le istituzioni, dal business plan al pagamento delle imposte…
Non ci limiteremo a grandi temi teorici. Una dei primi obiettivi sarà giungere all’aumento del costo del gettone, non come battaglia corporativa, ma spiegando cosa compone il costo del gettone, cioè quanto costa al lavaggista il servizio che fornisce.  Sviluppando quest’analisi,  si evidenziano tutti i problemi di gestione tecnica e finanziaria dell’impianto.
A quel punto il lavaggista sa quanto spende per lo spurgo, comprende che anche quello è un costo che va coperto col singolo lavaggio. Se il gettone costa poco, qualcosa non funziona. Occorre creare un piano finanziario per una gestione attenta e profittevole.

Quanti lo fanno oggi?

Pochissimi. Dobbiamo insegnare anche a fare un piano dell’investimento, pochi fanno valutazioni attente dell’investimento, che deve essere sostenibile e va ammortizzato in tempi certi, altrimenti l’attività ne risente.
Occorre dare un buon servizio a un prezzo che consenta guadagno, col servizio si battono anche i prezzi bassi.


DiCarlo-Billia-PiovanottoCome vedete il mercato?

Il mercato sta peggiorando per il dato economico generale, che spinge qualcuno anche a improvvisarsi lavaggista in un garage, al di fuori di ogni norma e a prezzi che non sono sostenibili da chi rispetta le norme e compera impianti da ammortizzare.  Questi fenomeni abbassano la qualità e il prezzo, ma gli automobilisti si fanno attrarre.
Inoltre, dalla fine del 2011, in coincidenza con il calo delle vendite di auto, è in discesa, del 25-30, il numero di lavaggi. E’ un aspetto della crisi economica in generale. Se c’è calo dell’occupazione, si lava meno. Dal mio punto di osservazione, ho costatato che anche gli immigrati, che pure  hanno una grande attenzione all’auto, lavano meno e dedicano meno cure all’auto.
Per stare a galla in un mercato “sofferente” bisogna essere professionali e farsi pagare il giusto.Che ci sia crisi lo dimostra anche la rincorsa allo sconto da parte dei produttori: fino a qualche anno fa le richieste erano di 300-400.000 euro per impianti di lavaggio di media grandezza, oggi con quelle somme si acquistano lavaggi molto grandi.

Che funzione avrebbe il marchio che volete assegnare?

All’inizio il marchio Ali non avrà restrizioni, intendiamo creare un percorso di crescita. Chiederemo che i nostri associati rispettino 4 o 5 parametri, poi evolveremo, aggiusteremo fino a giungere alla richiesta di un livello di elevata professionalità,  poi ci sarà un ente terzo che potrà dare garanzie sul marchio Ali…

Non volete tenere separati il marchio di qualità e il vostro marchio di associazione con suoi obiettivi?

Pensiamo che chi s’associa accetti un regolamento  e si sottoponga a controlli e se i controlli non sono positivi,  non accetteremo l’iscrizione finché non vengono corretti i  difetti. Certo noi vogliamo lavorare,  non fare i controlli, chi non vuole rispettare le regole è libero di non associarsi. Se falliamo, vuol dire che si continuerà con l’attuale anarchia  e il settore crollerà, rimanendo preda di speculatori di basso livello e/o di imprenditori  improvvisati  e scarsamente qualificati. Oggettivamente occorrerà lavorare e confrontarci su questo passaggio.

Quali sono i prezzi giusti?

I prezzi  equilibrati e che possono garantire remunerazione all’imprenditore, per noi sono 1 euro per 90 secondi per il self alta pressione, da 7 euro in su per il portale self, e di 9-10 euro per il lavaggio nel  tunnel, però solo passaggio senza rifinitura .
Non ha senso mantenere il gettone a 50 centesimi, noi vogliamo guadagnare e investire, per cambiare impianto, migliorare l’area…Vogliamo che i clienti scelgano il servizio, l’attenzione al particolare e non quello che costa meno.

Dove è il servizio nel self?

Innanzitutto nell’organizzazione e pulizia dell’area, laddove il cliente possa in completa autonomia gestire il lavaggio della sua vettura senza intoppi tecnici/meccanici e con la possibilità di avere sempre un’immediata risposta all’eventuale problema creatosi. Inoltre dare un servizio in self significa anche investire in assicurazioni che tutelino da eventuali danni alla vettura… Avere un’assicurazione sarà tra le caratteristiche richieste per il “bollino di lavaggio di qualità”.

Come ha detto, però non sarà facile rilasciare una certificazione…

Dobbiamo fare molta comunicazione, abbiamo bisogno di tempo e siamo ancora pochi. Non ci poniamo obiettivi stratosferici: prima vogliamo strutturarci partendo dal Piemonte e garantire i primi servizi. Per questo ora collaboriamo con Confcommercio che ci aiuta sulle questioni di normativa, fiscali…
Continueremo a ragionare sulla concessione del marchio, ma intanto faremo formazione, informeremo sui prodotti e aiuteremo anche chi vuole avviare l’attività…
Non è importante chi fa formazione e chi lavora per la crescita professionale, è vitale che si faccia.

Quali sono i prossimi passi?

Migliorare la struttura dell’associazione e intraprendere tutte le iniziative e attività che permettano di comunicare le nostre intenzioni ai protagonisti del settore, cercando di rompere quella sorta di latente indifferenza che la caratterizza a livello collaborativo/associativo.