GianLuca Meschi, neopresidente di Federlavaggi, indica i temi da affrontare e le priorità: allargamento della base associativa, valorizzazione dei risultati raggiunti, rapporti con i lavaggisti tra le prime questioni da affrontare.

GianLuca MeschiLo scorso 13 gennaio l’assemblea di Federlavaggi ha eletto all’unanimità GianLuca Meschi presidente. ” Sono stato vicepresidente dalla fondazione, prima con Marco Mattioli e poi con Claudio Andronico. Non ho nessun problema a dire che ci tenevo a ricoprire la carica”, dichiara con sincerità Meschi. Nel settore da 24 anni, ha appeso la bicicletta al chiodo per il mondo del lavaggio, ma del ciclista ha conservato la tenacia, la capacità di lavorare nel gruppo e di fare gioco di squadra pur contando sempre sullo spunto individuale, sulla capacità di faticare in salita.

Pensa che qualcuno le dirà: “Hai voluto la bicicletta? Ora pedala”?

Me l’hanno detto dopo cinque minuti. E io ho iniziato a pedalare subito. Ho già avuto un paio di incontri e riunioni per delineare come operare e con quali scadenze. Credo che all’esterno dell’associazione si percepisca poco che fare il presidente è un impegno oneroso, che richiede tempo ed energie…

Chi gliel’ha fatto fare?

La Presidenza è un incarico onorifico e l’ho assunto perché amo il lavoro che faccio. Federlavaggi non pagherà un solo scontrino, ci tengo a chiarirlo. L’ho fatto perché ritengo giusto fare qualcosa col gusto di contribuire all’evoluzione e alla crescita del settore in cui lavoro e da cui ricevo soddisfazioni economiche e professionali.
Poi so di poter contare sul contributo dei colleghi, tra noi c’è schiettezza e collaborazione, mi piacerebbe si percepisse all’esterno il clima di condivisione e collaborazione con cui abbiamo sempre operato, sia con la presidenza Mattioli, che con quella Andronico. Sono sicuro che con Marco Mattioli, che è vicepresidente, lavoreremo, a ruoli ribaltati, con efficacia e con ottimi risultati. Marco si occuperà in particolare del marketing e della crescita professionale dei lavaggisti. La mia sarà una presidenza a due teste, la mia e quella di Marco.

In quali condizioni è il settore?

Se lo osserviamo dal punto di vista del business, posso dire che quest’anno abbiamo tutti visto la famosa luce in fondo al tunnel anche se purtroppo ci sono delle eccezioni. Il business è cresciuto, ma non dimentichiamo che, per le unità vendute, siamo intorno al 50% di quello che si realizzava nel 2008-2009.
Nei prossimi anni  vedremo altri cambiamenti, altri accorpamenti, le aziende devono crescere per competere a livelli più alti. Si parla tanto di italianità, ma rendiamoci conto che oggi questo concetto visto nel modo tradizionale è superato per varie ragioni: oggi anche se compero Fiat non acquisto più una macchina italiana… per esempio, io lavoro per un gruppo tedesco, ma produco ricchezza e do lavoro a colleghi, tecnici e agenti italiani, desidero che il comparto italiano cresca, continui a dare lavoro, ragionando con ottiche più ampie, meno provinciali, dotandosi di strumenti di analisi, di marketing e commerciali adeguati.
Credo che la componente del settore che sente ancora le ventate fredde della crisi sia quella dei lavaggisti. Sono in tanti in difficoltà, e chi sta soffrendo  meno sono quelli che hanno  un centro lavaggio di buon livello, quelli che hanno saputo dare all’attività contenuti professionali, servizi diversificati…. È una banalità, ma andrebbe urlata. Bisogna avere chiaro che non si è professionisti dell’autolavaggio perché si vive di quell’attività, ma, al contrario, si vive di quell’attività perché si è professionisti e si compiono le opportune scelte imprenditoriali. Questo è ciò che deve far arrivare Federlavaggi come messaggio agli operatori del settore. Con Mattioli abbiamo alcune idee per andare in questa direzione.

Il giudizio sulla ripresa riguarda tutti i segmenti industriali?

Vale un po’ per tutti e mi riferisco al mercato italiano.  So  però che la depurazione non ha fatto l’anno del secolo, ma questo si spiega col fatto che si fanno poche installazioni nuove, ci sono sostituzioni e quindi il nuovo lavaggio si colloca dove l’impianto  di depurazione è già esistente.
La ripresa della vendita degli impianti è sostenuta dai privati, le richieste delle compagnie petrolifereMajor sono sostanzialmente ferme. Si è tornato a vendere sopra le 400 unità, ma ripeto, sono aggiunte, sostituzioni, gli impianti nuovi sono pochi.
La chimica ha avuto un buon anno, perché il tempo ci ha aiutato con una bella estate e inverno secco.
A questo proposito uno dei miei obiettivi è quello di organizzare il lavoro in modo che il nostro settore, come tanti altri,  sia in grado di fornire dati complessivi e precisi sulla produzione, sul fatturato, sull’occupazione…

In quali condizioni trova la federazione?

Non trovo la federazione  nel suo  momento migliore. La crisi delle associazioni, di tutte le associazioni, è  reale. Al di là dei fattori socio-culturali, è evidente che se c’è una forte crisi le associazioni ne risentono perché  l’adesione è una spesa e in periodi di tagli si pialla anche lì, poi se un’associazione ti dà pochi servizi, si prova a farne a meno per un certo periodo.
Per chiarezza devo dire che sicuramente è la crisi e non è chi mi ha preceduto  il responsabile della situazione che trovo. Andronico, per esempio,  si è sempre speso, ha sempre cercato di dare contenuti alla sua azione e indirizzare   al mercato i giusti messaggi,  gli è forse mancata la completa conoscenza del settore e in più ha avuto la sfortuna che il suo periodo di presidenza ha coinciso con una crisi terribile, di cui continuiamo a sentire gli effetti. Comunque Claudio è stato il giusto traghettatore in un tratto di navigazione disseminato di scogli e tormentato da onde violente. Certo i soci e  la forza dell’associazione non sono cresciuti come ci aspettavamo, però Claudio ha lavorato bene anche con Assolavaggisti sulla questione dei lavaggi abusivi.

Quali obiettivi si pone nei 100 giorni?

Tutti gli elenchi di priorità sono opinabili. Credo che il mio primo obiettivo, da cui discenderanno gli altri, sia quello di condurre le aziende del comparto a credere di più in Federlavaggi.  La Federazione deve essere rappresentativa di tutti e di tutta la filiera, il mio sogno  è avere in federazione il 100% delle aziende. So che non sarà possibile, né in 100 giorni, né in due anni, ma mi piace darmi obiettivi forti, ambiziosi.  Come farlo? Tanto per incominciare valorizzando le cose buone che abbiamo fatto negli anni, per esempio la norma Uni sulla sicurezza. Dobbiamo essere aperti al confronto, ai nuovi contributi, dobbiamo parlarne, ma dobbiamo stabilire che la sicurezza è tema serio, migliorabile, ma non accantonabile. Desidero che le aziende si convincano che partecipare, discutere, criticare dall’interno è la via che consente di crescere nell’interesse di tutti.
Credo che vada ripensato il ruolo dei soci fondatori. Ho una mia idea, ma preferisco prima condividerla con gli altri membri dell’associazione. In fin dei conti, siamo rimasti pochi soci fondatori, perché alcuni sono usciti per forza di cose. Uno è rinato e sarebbe utile riaverlo nella Federazione.
Ho già iniziato a operare per migliorare e dare continuità alla nostra comunicazione e presto il sito sarà riattivato con informazioni e notizie.
Poi, come ho detto,  dobbiamo trovare un modo condiviso per raccogliere e comunicare i dati del settore. Dobbiamo informare con precisione e competenza. Sapere quanto vale il mercato ci consente di orientare meglio le scelte.
Con Marco intendiamo anche avviare i contatti per coinvolgere imprenditori  (ad esempio retisti) che hanno un certo numero di lavaggi. Sicuramente  è anomalo pensare di avere operatori del settore all’interno della Federazione dei produttori, ma è assurdo continuare a frazionarsi, occorre agire compatti.
Con i lavaggisti possiamo affrontare questioni comuni, condividendole.  Con loro possiamo  analizzare  uno dei temi che li affliggono: la mancanza di margine. Non si guadagna, eppure in Italia si lava come in Spagna, Germania…non  è il numero dei lavaggi che rende difficile la gestione, ma il prezzo che paga il cliente finale. E il prezzo dipende dai servizi offerti, da come ci si propone…
Forse è molta carne al fuoco, ma lavoreremo collettivamente  e io mi assumo le mie responsabilità.

È evidente che ha fatto un elenco di priorità e che 100 giorni hanno un valore indicativo, ma cosa pensa che richieda veramente almeno due anni per essere realizzato?

Con senso di realismo, alla fine dei due anni di mandato, vorrei aver coinvolto  un ampio numero di costruttori (ripeto: li vorrei coinvolgere tutti) per avere una voce sola nei confronti di tutte le istituzioni, pubbliche e private. Per esempio, mi piacerebbe dialogare con le società di leasing per far comprendere che l’autolavaggio è un bene finanziabile  come lo è l’automobile, lo stesso discorso è valido per le assicurazioni che non hanno nulla di specifico e quindi ci propongono polizze generiche, poco chiare, che nulla prevedono per la sicurezza….Una Federazione rappresentativa potrebbe avere voce in capitolo e intervenire anche per la semplificazione dell’iter per l’apertura degli impianti.
Non possiamo restare fuori da Confindustria, rientrare potrebbe essere un obiettivo da perseguire subito, ma desidero attendere che cresca la nostra forza di  rappresentanza del settore .
Credo che rientri tra i nostri interessi dare supporto alla crescita professionale dei nostri clienti.
Infine, penso che dobbiamo dare una sede di riferimento indipendente dal presidente. Fino a ora  Mattioli ci ha concesso una postazione e anche Favagrossa,  da anni, ci mette a disposizione  suoi spazi.

Cosa pensa che ci sia da “rottamare” tra le scelte fatte quando era vicepresidente?

Tra le cose fatte e le discussioni iniziate, non trovo nulla da rottamare. Lavorerò per cercare di cambiare la percezione  che ha chi è fuori dell’associazione di Federlavaggi come gruppo chiuso, come club. Non abbiamo mai voluto essere una associazione chiusa, non abbiamo mai pensato di essere un gruppo ristretto. In questi anni di lavoro difficile, non abbiamo avuto l’abilità di  dare l’idea di un’associazione aperta, disponibile…

Pensa che il segmento della chimica, che pareva frenato dalla presidenza Mattioli, ora cancelli le riserve e scelga  il gioco di squadra?

Mi permetto di dire che questa è stata una scusa debole, Marco si è sempre speso per far entrare in Federlavaggi i colleghi del suo comparto, faccio notare che l’incertezza è durata anche con la presidenza Andronico. Per qualche ragione, che devo impegnarmi a rimuovere,  i colleghi dell’industria chimica non hanno colto  l’utilità della Federazione. Bisogna credere che fare squadra  è vantaggioso per tutti. Onestamente devo anche  ricordare che quando partì il progetto di Federlavaggi non tutti colsero l’opportunità.
Federlavaggi è una stanza di vetro in cui in amicizia  e con professionalità ci si confronta tra concorrenti, consapevoli che il bene del settore è anche il bene  delle nostre aziende.

Quali saranno le relazioni con le associazioni dei lavaggisti?

Desidero incontrare i responsabili delle associazioni, per riaffermare la necessità di collaborare, pur nella chiarezza dei ruoli. Siamo sulla stessa barca, dobbiamo far funzionare il settore, ma spero che si parli di sicurezza, formazione e non si punti a velate forme di consorzi di acquisto.
Siamo tutti sulla stessa barca, ma abbiamo metodi diversi e dobbiamo far funzionare armonicamente il settore.

a, ma abbiamo metodi diversi e dobbiamo far funzionare armonicamente il settore.