Dal Corriere della Sera del 7 giugno scorso, riproponiamo un articolo di Danilo Taino che analizza uno studio del Fondo Monetario Internazionale relativo agli effetti delle tecnologie sulla produzione di energie e le ricadute negative sull’utilizzo del petrolio. L’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede un calo continuo dell’utilizzo di greggio e carbone, sostituiti da gas e fonti alternative.

Uno studio recente del Fondo monetario internazionale (Fmi) tende a dimostrare la giustezza della vecchia affermazione dello sceicco Zaki Yamani. «L’età della pietra – disse l’ex ministro del petrolio saudita (dal 1962 al 1986) – non finì per mancanza di pietre, così l’età del petrolio non finirà per mancanza di petrolio». Saranno le innovazioni tecnologiche a dichiarare chiusa la stagione del dominio del greggio: il paper dell’Fmi dice che ci siamo e che la svolta sarà proprio provocata dalle innovazioni che stanno affermandosi oggi nel mondo. «Questa potrebbe essere l’ultima età del petrolio», sostiene. Gli analisti fanno un parallelo con un secolo fa. Tra il 1915 e il 1930 la proprietà di carrozze trainata da cavalli crollò di dieci volte. Qualcosa del genere sta per succedere. Al momento, il 62% del petrolio usato nei Paesi avanzati (Ocse) è per trasporto (auto, aerei, treni, navi).

L’ingresso sui mercati dei motori elettrici farà quello che il motore a scoppio fece al cavallo. Le previsioni variano molto. Nel 2015, l’Opec prevedeva che nel 2040 i motori elettrici avrebbero avuto una quota di mercato pari al 6%. L’anno successivo ha alzato la stima al 22%. Il dipartimento energetico di Bloomberg stima che nel 2020 ci saranno sulle strade 7,4 milioni di auto elettriche e che nel 2040 la loro quota sarà del 25%. Gli esperti della banca Bnp Paribas calcolano un 25% entro il 2030. Uno studio dell’Imperial College di Londra prevede un 55% di auto elettriche al 2040. A questa tendenza si aggiunge il fatto che dal 2008 il costo delle celle fotovoltaiche, delle tecnologie del vento e delle batterie è sceso più del 50%, il che significa che il loro uso per produrre energia è più competitivo e lo sarà sempre di più. L’uso di petrolio per la produzione di una unità di Prodotto lordo globale è crollato del 40% in modo lineare dal 1980 a oggi. L’Agenzia internazionale dell’energia prevede un calo continuo dell’utilizzo di greggio e carbone, sostituiti da gas e fonti alternative. Gli studiosi dell’Fmi concludono che il declino della benzina per trasporto nei prossimi 10-15 anni e il calo dell’uso del greggio nell’economia faranno convergere il prezzo del petrolio verso quello del carbone entro il 2040, cioè a 15 dollari per barile. Le nuove tecnologie e la nuova domanda che generano segneranno insomma la fine dell’età del petrolio. Tutto al di là dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.