UnknownIl sottosegretario all’Economia, Paola De Micheli, illustra il lavoro del tavolo su fiscalità e illegalità nella rete carburanti istituito a via XX Settembre. Al Tavolo si sta discutendo una serie di proposte di intervento in tema di depositi fiscali, tracciabilità delle cessioni di prodotti petroliferi e meccanismi di funzionamento delle dichiarazione d’intento. Allo studio anche modifiche del regime Iva nel settore. Il documento predisposto da Unione petrolifera e Assopetroli è “un punto di partenza importante”

di Elena Veronelli

Al Ministero dell’Economia è stato istituito un tavolo ad hoc sulla fiscalità e sull’illegalità nella rete carburanti. Quali sono i risultati raggiunti finora? Obiettivi futuri?

In seguito alle sollecitazioni di alcune associazioni del settore del commercio dei prodotti petroliferi, ho promosso un’occasione di confronto tra le strutture preposte ai controlli fiscali (Agenzia delle Entrate – Agenzia delle Dogane e Monopoli – Guardia di finanza) e le associazioni stesse, per verificare la possibilità di interventi, sia normativi che di prassi amministrativa, sui quali creare una convergenza di intenti tra le parti interessate. Avendo rilevato la specificità di due possibili perimetri operativi (il primo, riconducibile alla disciplina dell’IVA, il secondo alle accise) si è valutato proficuo un approfondimento mirato in due sottogruppi, ciascuno coordinato dall’Agenzia Fiscale di pertinenza, con la partecipazione delle associazioni e della Guardia di finanza.

Attualmente, sono in discussione una serie di proposte di intervento, concordate con le relative associazioni di categoria, in tema di depositi fiscali, tracciabilità delle cessioni di prodotti petroliferi e meccanismi di funzionamento delle dichiarazione d’intento. Si stanno inoltre valutando possibili modifiche del regime Iva nel settore.

L’obiettivo è quello di dare concreta attuazione in tempi rapidi alle misure che saranno ritenute più efficaci per il contrasto all’illegalità nel settore petrolifero, contribuendo concretamente alla tutela dell’attività degli operatori commerciali che operano nel rispetto delle regole.

Quali sono le forme di illegalità più dannose per il mercato?

Nel settore delle accise, le forme di illegalità più dannose per il mercato sono costituite dall’introduzione nello Stato di prodotto sottratto all’accertamento, vale a dire di prodotto “in nero”, sul quale non saranno mai pagate le imposte indirette. Questo prodotto è successivamente posto sul mercato a prezzi più vantaggiosi di quello rientrante nella filiera legittima con l’effetto di contrarre le vendite e, quindi, il fatturato degli operatori economici onesti.

In materia di imposta sul valore aggiunto, le forme più dannose per il mercato sono rappresentate dai fenomeni di frode legati all’indebito utilizzo di dichiarazioni d’intento da parte di società cartiere che, beneficiando del regime di non imponibilità in acquisto, riescono a immettere sul mercato prodotti petroliferi a un prezzo notevolmente inferiore a quello di libera concorrenza. Sono fenomeni infatti che, oltre a creare una notevole perdita di gettito per l’erario, determinano gravi distorsioni del mercato a danno degli operatori onesti.

Nota una crescita negli anni di questi fenomeni? In che misura? Qual è la ragione?

Negli ultimi anni è stata registrata una forte crescita dei casi di frode nel settore petrolifero. L’aumento si è rilevato a seguito della liberalizzazione del mercato, introdotta nel 2012 con il D.L. 1/2012 (decreto “liberalizzazioni”). La nuova disciplina in materia di distribuzione di carburanti, introdotta per promuovere lo sviluppo di operatori indipendenti e impianti multimarca, consente l’ingresso sul mercato di nuovi trader, alcuni dei quali purtroppo disonesti che operano con la sola finalità di frodare il fisco e alterare le dinamiche della concorrenza. Allo scopo di delineare soluzioni strutturali, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli si è fatta promotrice delle necessarie modifiche alle norme comunitarie per rendere effettiva l’uniforme applicazione dei presidi di controllo della UE nella libera circolazione dei predetti oli lubrificanti.

Ha una stima del mancato gettito per lo Stato?

I dati attuali non consentono di fornire, ad oggi, stime sul mancato gettito.

Si parla di misure legislative per contrastare le situazioni non in regola. Può anticipare qualcosa?

Premesso che il settore è adeguatamente presidiato e le aziende sono regolarmente sottoposte a controlli, per supportare ancor di più l’incisiva azione di contrasto all’evasione, saranno predisposte misure legislative che andranno nella direzione di un riassetto del settore dei prodotti energetici, aggiornando e precisando alcune regole necessarie, sotto il profilo della tutela dell’interesse fiscale, per favorire un corretto funzionamento del particolare segmento di mercato.

Come ho già anticipato, sono in discussione una serie di proposte di intervento, tra cui alcune di carattere normativo. In ambito Iva, si stanno valutando eventuali interventi sia alla disciplina in tema di plafond, sia sul regime iva applicabile alle cessioni di prodotti petroliferi.

Unione Petrolifera ed Assopetroli hanno predisposto un documento comune suggerendo possibili interventi. Secondo lei è un buon punto di partenza sul quale ragionare? Quali sono i punti che condivide maggiormente?

Il documento predisposto da Unione petrolifera e Assopetroli costituisce un punto di partenza importante, perché mette in evidenza le problematiche che colpiscono maggiormente il settore e propone per ognuna di esse interventi di modifica normativa e/o di prassi. Interessanti spunti di riflessione sono emersi sul tema della tracciabilità delle cessioni di prodotti petroliferi, considerando anche le recenti modifiche normative sulla fatturazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi, e sulla disciplina delle dichiarazioni d’intento, sulla quale peraltro era già in corso un approfondimento mirato a una revisione.

Approfitto dell’occasione per complimentarmi con gli uffici competenti dell’Amministrazione per il lavoro svolto e la professionalità dimostrata nel corso degli incontri, e con le associazioni della filiera che hanno rappresentato con le loro proposte un buon punto di partenza per poter approfondire tematiche di indubbia rilevanza.  La posizione del Governo è di intervenire attraverso le opportune modifiche normative che verranno veicolate nel primo provvedimento utile.

 A conferma del grande lavoro svolto, ci piace sottolineare i risultati recentemente ottenuti dall’Agenzia delle Dogane che comunica di aver smantellato a Terni con l’Operazione “Dirty Fuel” – coordinata dalla Procura della Repubblica di Terni e condotta dall’Ufficio centrale antifrode delle dogane di Perugia e dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria della GdF – un’organizzazione criminale che rivendeva milioni di gasolio in evasione di imposta. Sono stati sequestrati beni per oltre 7 milioni di euro. Inoltre, l’Agenzia ha scoperto a Pescara un’ingente frode in materia di accise ed Iva per un importo pari a 1.801.873 euro (1.167.656 euro di accise e 634.217 euro di Iva).